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Ritornano il 25 ed il 26 settembre 2010 le "Fattorie Didattiche aperte"

Seconda edizione della due giorni di apertura delle "Fattorie Didattiche" liguri

 

"Pesto e...dintorni" edizione 2010

Dall'8 al 10 ottobre 2010 a Lavagna si rinnova la kermesse del pesto. Vediamo come iscriversi

 

Al via il censimento dell'agricoltura ligure

Al via il censimeto dell'agricoltura ligure: la Regione cerca con un bando i rilevatori

 

Promozione dei vini liguri sui mercati terzi
E’ stato pubblicato sul B.U.R.L. dell'11 agosto 2010 il "Bando regionale ligure per la promozione sui mercati dei paesi terzi dell'OCM Vino - Campagna 2010-2011", approvato il 5 agosto dalla Giunta regionale
 

Novità sul SISTRI

SISTRI ultime novità: adempimenti e scadenze

 
Fatti e Misfatti PDF Stampa E-mail

Vi presentiamo il nuovo editoriale di Confagricoltura Liguria


Fatti e misfatti: vogliamo fare il punto della situazione, prima delle ferie, su ciò che sta accadendo “dentro” ed “intorno” all’agricoltura, italiana e ligure. Vedremo, ahi noi, molti misfatti e pochi fatti. Vedremo come la crisi dell’agricoltura sia seria e preoccupante, vedremo come la politica, anche se non soprattutto, attraverso la finanziaria non sia capace di dare risposte concrete per il rilancio dell’intero comparto.

Cominciamo proprio dal livello politico. Siamo sicuramente di fronte ad una situazione politico – economica complessa. Si ha l’impressione, che in realtà è ben più di una semplice impressione, che l’attuale governo utilizzi una politica di “piccolo cabotaggio” senza, ad esempio, porre in essere coraggiose ma necessarie riforme strutturali del sistema Italia. La finanziaria 2010 ne è il classico esempio, laddove non troviamo alcun tipo di scelta volta ad un rilancio degli investimenti. Il quadro politico presenta sempre meno riferimenti certi ed affidabili. Per fortuna il neo Ministro Galan appare serio e attento interlocutore. La sua presa di posizione sulle “quote latte” ne è un classico esempio. A livello ligure non possiamo che sottolineare come, in questi primi mesi della nuova legislatura, abbiamo trovato nell’Assessore Barbagallo altrettanta attenzione, serietà e voglia di “lavorare”. Non a caso lo abbiamo avuto con noi a Cremona.

Una crisi, quindi, non solo economica ma anche politica che ha visto nella finanziaria una netta spaccatura istituzionale tra Stato da una parte e Comuni ed Enti delegati dall’altra. Occorre cambiar marcia, porre in essere, ad esempio, una forte riforma strutturale, senza la quale mai si uscirà da una crisi che più virulenta in certi momenti, più latente in altri, attanaglia questo paese ormai da tempo. Occorre dire basta ad una spesa pubblica che drena il 43 % del PIL italiano (dato 2010), occorre ancora stabilizzare, per ciò che attiene al nostro comparto, una volta per tutte la fiscalizzazione, il fondo di solidarietà, il gasolio.

La crisi del comparto agricolo è sempre più grave. Siamo di fronte ad un costante calo dei redditi agricoli dovuto, in principal modo all’aumento dei costi di produzione cui corrisponde un pari aumento dei costi dei mezzi tecnici. Il ricavo netto dell’agricoltura è sotto l’1 %. Ma soprattutto, ed è un dato nuovo, l’Istat: ci conferma che nel 2010 per gli alimentari si spende sempre meno.
La spesa alimentare delle famiglie italiane nel 2009 è scesa del 3 per cento. Il doppio della flessione complessiva dei consumi registrata a livello nazionale e per i prodotti non alimentari, che costituiscono oltre l’80 % della spesa totale delle famiglie. Una tendenza al ribasso che è determinata sia dall’andamento deflazionistico dei prezzi dei prodotti alimentari rispetto al 2008, sia dalla contrazione delle quantità acquistate.
Non a caso, secondo l’Istat, il 36% delle famiglie italiane ha dichiarato di aver ridotto, nel 2009 sia la quantità sia la qualità dei prodotti alimentari acquistati.
Si conferma, quindi, il ruolo anti-inflattivo dei consumi alimentari che, dopo un periodo di relativo dinamismo, è tornato a far sentire i suoi effetti positivi sulle tasche dei consumatori. Ma non dobbiamo dimenticare che questo significa prezzi all’origine inferiori nelle campagne, che comprimono i redditi degli agricoltori, non a caso diminuiti del 21 per cento nel 2009 rispetto all’anno precedente.
Confagricoltura evidenzia però anche il dato strutturale di contenimento della spesa alimentare sul complesso dei consumi delle famiglie italiane, scesa nel 2009 sotto il 19 per cento. Una tendenza che deve far riflettere. Se si contraggono gli spazi della domanda interna, che peraltro è sempre più soddisfatta dall’offerta estera in virtù del ravvicinamento dei mercati, è necessario guadare all’export, per rimanere competitivi. Occorre, dunque, un’adeguata politica di promozione e rilancio delle nostre imprese sui mercati esteri.
L’indice definitivo sui prezzi al consumo rilevati da Istat per il mese di giugno conferma la frenata dei prezzi al consumo degli alimentari, che registrano un calo dello 0,3% rispetto allo stesso mese del 2009. E negli ultimi dodici mesi i prezzi degli alimentari sono aumentati dello 0,4% su base annua; meno della metà dell’incremento registrato dai prezzi medi complessivi (+0,9%).
Va sottolineato come i produttori agricoli contribuiscano sempre più a frenare l'inflazione e ad agevolare la spesa dei consumatori.
Entrando nel dettaglio, emerge come siano in discesa i valori congiunturali di pane e cereali (-0,1%), oli e grassi (-0,3%), vegetali (-0,1%). Fermi i prezzi delle carni (0%), mentre si registrano modesti incrementi per vino (+0,2%), latte, formaggi e uova (+0,2%). Il prodotto che aumenta di più è la frutta che registra +0,4% ma c’è da dire che, rispetto ad un anno fa (giugno 2010 su giugno 2009), i prezzi al consumo sono diminuiti di ben il 5,5%.
Intanto registriamo, in base ai dati Ismea di giugno, una tendenza al recupero delle quotazioni all’origine dei prodotti agricoli (mediamente +8,6% rispetto al mese precedente). Modesta però la crescita nel settore dei cereali (+2,1%) con prezzi che rimangono di oltre il dieci per cento inferiori alle quotazioni dello scorso anno.
Insomma, ancora benefici per le tasche dei consumatori, ma gli agricoltori restano ancora in attesa di un pieno e vero recupero dei prezzi all’origine, per compensare i forti aumenti dei costi di produzione che hanno eroso la redditività del settore.

Questi dati testimoniano, ancor più, come il progetto “Futuro Fertile” varato da Confagricoltura vada nella direzione giusta, agendo su due canali paralleli: la diminuzione dei costi dei mezzi tecnici, attraverso una rete di acquisto degli stessi centralizzata e accordi con i produttori di tali mezzi con conseguente abbattimento dei prezzi dei mezzi tecnici; la possibilità di penetrare in maniera efficace i mercati attraverso la medesima rete che da un lato canalizza verso gli agricoltori i mezzi tecnici e dall’altro canalizza i prodotti verso il mercato.

Mercato sempre più difficile. La GDO ci testimonia come nel 2010 siano stati 15.000’ i nuovi prodotti immessi sugli scaffali. Di questi oltre 5.000 sono stati espulsi dal mercato in meno di tre mesi. Lo spazio per le Imprese agricole ed agroalimentari è sempre più piccolo. Rimane “in piedi” chi si aggrega, innova, internazionalizza e sa stare dietro il mercato.

Ed è per questo che Confagricoltura, accanto al progetto di ampio respiro, “Futuro Fertile”, ha varato il progetto “dal produttore al consumatore”.

Il 10% dei consumatori italiani preferisce l’acquisto in fattoria. L’obiettivo del progetto è quello di mettere in rete un gruppo qualificato di imprese agricole, che avvalendosi della tutela di un marchio depositato e di un portale internet dedicato (www.dalproduttorealconsumatore.info) si impegnano a rispettare un codice di comportamento rigoroso basato su sicurezza alimentare, tipicità, tracciabilità e trasparenza. Vi possono aderire singoli agricoltori, società cooperative, associazioni e consorzi: sul sito il consumatore può avviare la ricerca partendo dal prodotto e trovare chi, dove e come lo produce. L’offerta va dal vino all’ortofrutta, dal miele al latte crudo, dai formaggi alla carne e ai salumi. Ogni impresa ha a disposizione una pagina dedicata con un breve profilo che ne delinea le caratteristiche relative alla storia e ai metodi di produzione delle specialità offerte al pubblico, l’elenco dei prodotti in vendita, l’orario di apertura dello spaccio aziendale, la visualizzazione sulla mappa stradale e l’eventuale presenza sui mercati rionali. (Tutte le imprese agricole che aderiscono al progetto di Confagricoltura si impegnano inoltre a fornire al pubblico, senza obbligo di acquisto, ogni informazione sui prodotti posti in vendita, con prezzi chiaramente esposti).

L’iniziativa che troverà applicazione, con una formula modulare, su tutto il territorio nazionale parte dai risultati dell’indagine commissionata da Confagricoltura all’Ispo del professor Renato Manneheimer per individuare le preferenze del pubblico negli acquisti alimentari.

Particolarmente interessanti sono risultati i dati relativi alla percentuale dei consumatori che acquistano direttamente dal produttore in azienda (10%), abitudine che si sta affermando sempre più e che vince nettamente sull’acquisto nei Farmers’ market (2%), che rappresentano una nicchia più comunicata che utilizzata. E in futuro i consumatori si rivolgeranno sempre più direttamente alle aziende agricole produttrici, come dimostrano le percentuali in merito agli interessi dei consumatori nei confronti dei nuovi canali di acquisto, dati tra cui è preponderante il 64% relativo agli acquisti diretti dal produttore.

Più in generale l’87% dei consumatori predilige il supermercato e l’ipermercato, il 24% acquista al mercato rionale o comunale, il 23% nei negozi e il 22% nelle catene di discount. La frequenza d’acquisto è quella settimanale “multipla” per il 50% degli intervistati, rispetto al 43% che acquista solo una volta alla settimana. Il dato interessante è il cambiamento rispetto a 12 mesi prima, per cui il 15% fa acquisti più spesso. È una tipica conseguenza della crisi per cui si compra meno per evitare sprechi.

Le ragioni che spingono invece a rivolgersi direttamente al produttore sono, da un lato, la possibilità di risparmiare pur comprando prodotti di qualità (38%), ma un altro elemento incentivante è l’opportunità di unire la convenienza di andare a fare acquisti in fattoria all’occasione di fare una piacevole gita fuori città (fattore rilevante, segnala l’Ispo,  per anziani, pensionati e per chi risiede in piccoli centri 15%).

Nei confronti dei prodotti agricoli, i consumatori italiani rivelano la loro attenzione verso cinque tematiche principali: la sicurezza alimentare (fondamentale per il 93% degli intervistati), il luogo di origine delle materie prime (81%), il luogo di lavorazione, trasformazione e confezionamento del prodotto (79%), la certificazione dei prodotti con marchi DOP/IGT (81%) e la possibilità di acquisto diretto presso il produttore (64%). Nel campione intervistato da ISPO per conto di Confagricoltura, ben il 50% si dichiara interessato a tutte e cinque queste tematiche, seguito dal 23% di coloro a cui ne interessano 4 su 5. Naturalmente risulta importantissimo il rapporto qualità-prezzo (64%), mentre alla verifica della conoscenza della differenza tra i marchi di origine controllata e protetta ( IGP, DOP, DOGP, DOC, IGT) e i marchi del territorio di produzione (Parma, Langhe, Val di Non) il 75% degli intervistati non sa rispondere, solo il 12% risponde e distingue, ma solo il 3% dà una risposta pienamente corretta. Il quadro che emerge dal sondaggio è quello di un italiano disincantato, pragmatico quanto basta per far quadrare il bilancio familiare anche rinunciando alle “sirene” del brand. Così i prodotti certificati e la notorietà di grandi aziende/marchi risultano essere poco decisivi,  arrivando a pesare nelle scelte alimentari degli italiani appena il 23% sul totale.

E, per spiegare la strategia di Confagricoltura a proposito di commercializzazione e distribuzione il presidente, Federico Vecchioni, si rifà al progetto “Futuro Fertile”, in piena fase di realizzazione: “Al di là di iniziative di nicchia, l’agricoltura non può prescindere da un sistema di vendita predominante. Intendiamo sfruttare al meglio le strutture efficienti nel sistema distributivo attraverso accordi di filiera stretti con la Gdo. Il nostro progetto, che trova ampi consensi nella comunità politica, in quella imprenditoriale, nella finanza e nel credito potrà garantire l’approvvigionamento del made in Italy e influire incisivamente sulla distribuzione del valore nella filiera agricoltura-industria alimentare-distribuzione. A tutto vantaggio di produttori e consumatori”.

Forse in questa puntata di “Fatti e Misfatti” abbiamo delineato più i secondi dei primi…Noi comunque ci siamo e ci saremo sempre, in prima linea, a testimoniare i misfatti…ma soprattutto i fatti.


Ultimo aggiornamento ( giovedì 29 luglio 2010 )